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    October 10

    Antirazzismo, la paura non è la migliore soluzione



    Giovedì 8 ottobre 2008, Milano:
    “La scena: un uomo di colore, molto alto, immobilizzato a terra da cinque o sei agenti della polizia locale.
    […] Numerosi tra noi genitori si avvicinavano agli agenti per protestare di fronte a un’azione che,
    se anche avesse avuto qualche giustificazione, appariva visibilmente sproporzionata e fuori luogo”
    (dal volantino di un genitore)
    Ci fu un tempo in cui,
    nell’immaginario mendace di una Milano capace di accoglienza,
    la figura bonaria e amichevole del “ghisa” era quasi un simbolo nella già caotica vita meneghina.
    Certo, Milano era capace di accogliere l’immigrazione interna (i “terroni”)
    nello stesso modo in cui oggi accoglie l’immigrazione straniera:
    quartieri degradati senza servizi (chiamati significativamente “coree”),
    vessazioni quotidiane e, ovviamente, grande disponibilità a sfruttarne la manodopera a basso costo.
    Ma quelli erano tempi di vacche grasse,
    e dopo una pedata nel sedere, il ghisa dava anche la pacca sulle spalle.
    Oggi no! Le vacche sono magre e c’è poco da scherzare:
    c’è solo la pedata nel sedere, quando va bene.
    E così, i vigili, convertiti in corpo di polizia locale
    e, col ‘decreto sicurezza’, in una sorta di esercito privato di sindaci e vicesindaci,
    sono ormai un tassello del dispositivo sicuritario generalizzato
    rispetto al quale politici e giornalisti vorrebbero assuefarci.
    Militari nelle città, rastrellamenti quotidiani, espulsioni,
    adozione di un sistema concentrazionario
    (che va dai “campi” di concentramento per rom
    ai “lager” detti Centri di Permanenza Temporanea):
    questo il quadro istituzionale
    che fa da controcampo allo stillicidio di episodi di razzismo “popolare”
    di cui il recente omicidio di Abba (in via Zuretti a Milano) ha rappresentato solo uno dei momenti più drammatici.
    In questo scenario, la polizia locale svolge un ruolo puntuale e strutturale:
    dalla gestione delle retate anti-immigrati sui mezzi pubblici
    al controllo dei campi rom,
    l’ordinaria quotidianità del fu vigile urbano
    è ben poco “urbana” – manette e manganello, brutalità repressiva
    e, soprattutto, automatismi nel controllare l’immigrato, il nero, il diverso.
    L’episodio di Diop Moussa, al quale va la nostra piena solidarietà,
    non è pertanto un’eccezione: è una triste regola.
    Eccezionale è stata invece la capacità di reazione
    di chi ha voluto interporsi, solidarizzare concretamente, denunciare;
    di chi ha avuto, in quell’occasione, la capacità di percepire la violenza,
    di sentire l’indignazione e di agire di conseguenza;
    di chi ha non ha più voluto tollerare l’ennesimo intollerabile episodio.
    A costoro esprimiamo la nostra complicità attiva,
    nella convinzione che solo la capacità di rispondere spontaneamente e in ogni occasione
    potrà dare il segno di una rottura dell’omertà razzista.
    Comitato Antirazzista Milanese info@antirazzistimilano.org
    Due o tre cose che so di lei:
    la polizia urbana
    fip Milano, 9/10/08

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